12.10.09

ELEGIE IN PROSA DI ANATOLY DJORKAEFF, 10: Non c'è fine


"[...] Oh Zoya, il tuo nome scolpito nella notte. Quante settimane compagne dell'assenza. Le statue del parco divise dall'ansia. Le tue lettere mancanti. Le tue due sillabe ripetute. Un improvviso viaggio di Antòn a Mosca e da quel giorno mai più tue. Oggi era il pomeriggio in cui si attendeva il tuo ritorno a Tyumen. Aspettare è la vita sospesa. Quale messaggio recano i bambini che giocano tra le aiole, i corvi che beccano saltellando, le rondini fulminee? Non avere notizie di te, da questo esilio siberiano. Zoya... Zoya [...]".




Nota

Il testo delle Elegie in prosa si ferma qui, con questa voce sibillina. Se si tratta di una storia vera, si sarebbe curiosi di sapere se Zoya tornò a Tyumen nel giorno pattuito. Se sono appunti puramente letterari (come noi non propendiamo a credere), l'incompiuto vi ha un suo effetto, indubbiamente, tanto nell'abîme dei singoli pezzi che nella conclusione.

A differenza di Zoya, la figura di Antòn è biograficamente accertata. Si tratta di Antòn Antonov Iltchenko, proprietario della tenuta Svyatoj Krasnovatij (citata nelle Elegie, si è visto, col nome di tenuta Gončarov), e psicologo. Ricerche della Fondazione Djorkaeff, e soprattutto del Professor Kirill Slatkin, autore della monumentale Vita di Anatoly Djorkaeff (edizione russa più recente San Pietroburgo, Çneskjia, 2003; in corso di traduzione in italiano per mano della valente Gemma Lalli), non hanno apportato elementi a sostegno di una sua presunta storia sentimentale con una moscovita che potesse essere Zoya. La vita di Iltchenko pare essere scorsa senza scosse tra la famiglia, la moglie Valerya e i figli cui era affezionato, la cura della proprietà di Tyumen in cui trascorse parecchio tempo a differenza di altri latifondisti assenteisti e la casa di Mosca, in cui passava regolarmente l'inverno e i primi giorni della primavera, tornando a Tyumen poi per la restante parte dell'anno. Si deve a Iltchenko, anzi, una serie di quadri psicologici di Djorkaeff, esposti nel suo Diario clinico, acquisito dall'Archivio della Fondazione Djorkaeff nel 2001, ivi consultabile, ma non pubblicabile a causa dell'opposizione degli eredi che ne detengono i diritti d'autore. Per gentile concessione, tuttavia, mi è stato permesso di copiare questa frase di Iltchenko: "Anatoly: fervidamente teso a osservare la propria nevrosi e intelligentemente (in russo razumno) a trasferirla in figurazioni fantastiche".

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